“Un futuro per le banche” fra tech e transizione eco

Esiste ancora un “futuro per le banche” italiane che, dopo aver definitivamente archiviato la stagione della regolazione “all’orecchio”, si confrontano oramai da anni con la vigilanza unica europea in trasformazione e ora possono e devono ricoprire un ruolo cruciale nell’accompagnare le aziende nella transizione ecologica, non lasciandolo unicamente allo Stato. In 230 pagine del volume ‘”Il futuro delle banche’, edito da Baldini+Castoldi, Stefano Lucchini e Andrea Zoppini (rispettivamente chief istituional affair and external communication officer di Intesa Sanpaolo e professore ordinario di Diritto Civile dell’Università di Roma Tre) ripercorrono il percorso, a volte accidentato, della normativa bancaria indicando le nuove prossime sfide per gli attori di mercato e i regolatori. “Non è unicamente compito dello Stato quello di assumere un rinnovato ruolo di guida dei processi di innovazione e sviluppo economico ma anche della banca, nel farsi partecipe di questo movimento, accompagnando le aziende lungo l’intera filiera di valore verso la transizione ecologica” scrive Lucchini (nella foto a destra) che sottolinea anche “l’irripetibile opportunità di ripensare ai modelli del ‘business as usual'”.

Lucchini affronta anche il tema delle concentrazioni bancarie che va visto “come una delle possibili strategia per fronteggiare le inefficienze del sistema”. Il comparto sta infatti affrontando un profondo cambiamento sia per fattori esterni sia per l’impulso inarrestabile dell’innovazione tecnologica. In questo ambito la vigilanza europea sta cambiando i rapporti con le banche e di queste con le autorità nazionali. Alla Bce fa capo una “cospicua discrezionalità” e poteri ispettivi e sanzionatori ma anche alle banche centrali nazionali permangono alcuni poteri e prerogative. E quindi, rileva Zoppini, dopo il tempo “della regolazione all’orecchio che correva lungo i corridoi di Palazzo Kock della Banca d’Italia” e il tempo “della regolazione nel grattacielo dell’Eurotower dove predominava uno stile comunicativo formale” ora la regolazione corre “attraverso le piattaforme digitali”. Per questo di fronte vi è un compito delicato: “Articolare un regime di responsabilità applicabile alla Bce e alle autorità nazionali capace di assicurare tanto la coerenza del funzionamento della vigilanza quanto l’integrità del diritto delle parti”.