Responsible Jewellery Council:  Richemont e Pandora prendono le distanze

Cartier e altri importanti brand del gruppo Richemont si sono tirati fuori dal Responsible Jewellery Council (RJC) – principale autorità che standardizza a livello globale i settori dell’orologeria e della gioielleria e collabora con le maison di tutto il mondo per creare una catena di approvvigionamento sostenibile- dopo che l’ente non ha mostrato alcuna intenzione di spezzare i legami con la Russia visti i recenti avvenimenti. 

“Non fa parte dei valori di Richemont far parte di un’organizzazione in cui alcuni membri sostengono conflitti e guerre”, afferma Cyrille Vigneron, presidente e CEO di Cartier.

“Stiamo cercando di restare fedeli agli standard molto elevati che abbiamo plasmato negli ultimi 15 anni. Se l’RJC non può sostenere questi standard, allora non possiamo farne parte. È per questo che ci siamo dimessi”, dichiara Burkhart Grund (nella foto), Chief Financial Officer di Richemont.

Ma non è l’unico brand che nel corso di questi giorni ha preso le distanze dall’ente in questione: anche Pandora, player danese della gioielleria noto per i suoi braccialetti con ciondoli personalizzabili, ha lasciato l’RJC. Inoltre, Richemont e Tiffany & Co hanno reso noto di aver smesso di acquistare diamanti dalla Russia già dal 24 febbraio scorso.

La causa appare abbastanza evidente: l’appartenenza della società russa Alrosa all’RJC non è ben vista dagli altri brand -anche se quest’ultima si è dimessa volontariamente dal CDA dell’associazione all’inizio del mese.

“Il produttore russo di diamanti, il più grande al mondo – spiega Reuters -, è stato aggiunto all’elenco delle sanzioni del Regno Unito la scorsa settimana e Washington ha preso di mira sia la società che il suo CEO, Sergei Ivanov. Quest’ultimo, secondo quanto riferito dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, è uno dei più stretti alleati del presidente russo Vladimir Putin”.